My works deeply reflect the contemporanity, complexity and contradictions of our time. Being extremely sensitive to conquering multimedia, my art has undergone a clear cut and radical transformation over the years.
NOTE SULLO STUDIO DI UN NUOVO MO [+]My works deeply reflect the contemporanity, complexity and contradictions of our time. Being extremely sensitive to conquering multimedia, my art has undergone a clear cut and radical transformation over the years.
NOTE SULLO STUDIO DI UN NUOVO MODO DI PENSARE LA COMPOSIZIONE
Amleto, uomo più dio degli dei, ha, innanzi a se, nella loro "apparenza", il BENE e il MALE. Parlo di apparenza nel senso etimologico del termine: "ciò che appare, che si può vedere", che "sembra essere", nella sua manifestazione fenomenologica, quasi tangibile, nella sua "verità essenziale, incarnato, reso finito nella sua "infinitezza". Questa "apparizione" è così "vera" (nel senso della verità assoluta) che egli non può neanche intravvederne un'altra "forma", quella trascendente e ciò lo "condanna", senza la minima possibilità di "preparare" una difesa: il suo accusatore è la metafisica stessa, così spietata da togliergli la terra sotto i piedi. Non a caso, nelle scene finali, Amleto sembra mosso da una "lucida follia". Il contatto con la metafisica porta oltre il senso comune, ne è l'antitesi per antonomasia. Ciò, però non significa che il principe danese abbia a che scontrarsi con la divinità...non può, egli stesso è ordine cosmico, disordine entropico, "la tangente che porta al mistero" (J. Cortàzar). E' la mancanza di questa lotta a renderlo grande, ma uomo, dio ma "finito": egli, per "appropriarsi" dell'altro da se senza furto alcuno, gli appartiene, può guardare finalmente alla creazione con il necessario distacco, la domina! ma ne è egli stesso parte. Poi, c'è Faust. Egli non "sa" nel senso che Confucio dà a questa parola: non ha "sperimentato", quindi aperto il "vaso di Pandora", i cristiani sosterrebbero che si trova nel "Limbo" ma non per mancata redenzione dal peccato originale, ma per ignoranza, appunto, di quello che è bene e di quello che è male. La sua posizione, perciò, è, solo all'inizio esattamente contraria a quella di Amleto ed, infine, "apparentemente".
Non è Mefisto che gli apre i "dolci abissi" del sapere o, meglio, dell'esserCi. No, è, anche qui, una "apparizione", il "dolce filtro" nella "fiala": la sua COSCIENZA intesa come "scoperta", quindi come "rottura", distruzione, immersione nel caos da e con cui si può "ricost
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