I Venus' Comb nascono nel 2004 come progetto musicale dalle vaste ambizioni. L'idea nasce però nel settembre del 2003 da _Simo_ (1981, chitarra e programming), che, stanco dei soliti complimenti e dei gruppi inconcludenti in cui si era ritrovato a [+]I Venus' Comb nascono nel 2004 come progetto musicale dalle vaste ambizioni. L'idea nasce però nel settembre del 2003 da _Simo_ (1981, chitarra e programming), che, stanco dei soliti complimenti e dei gruppi inconcludenti in cui si era ritrovato a far parte, consapevole del proprio bagaglio tecnico e artistico (dati i suoi dieci anni di studio di pianoforte, chitarra, armonia e composizione), decide di fondare un gruppo con il quale tentare di raggiungere traguardi importanti.
Prima di trovare i nuovi componenti però, inizia a scrivere qualche canzone che renda subito ben comprensibile lo stile verso cui il nuovo gruppo dovrà far riferimento: si ispira al nuRock di chiaro stampo americano, utilizza chitarre distorte alla Linkin' Park e Nickelback dalle ritmiche aggressive e sforna riff che riempiono il vuoto, rendendolo melodia...il tutto contornato e arricchito da un'elettronica non troppo invadente ma caratterizzante.
Una volta composte le prime basi, arriva il momento di proporre l'idea a qualcuno che possa essere interessato al progetto e che presenti le caratteristiche adatte al genere. Si rivolge ad un suo ex studente, al quale per un paio d'anni aveva impartito lezioni di teoria e armonia musicale e che l'aveva stupito durante un concerto...quella sera del febbraio del 2003 _Pier_ (1984, voce) con "Pardon Me" degli Incubus, "Black" dei Pearl Jam e la meno conosciuta "I Know We Could Be So Happy, Baby" di Jeff Buckley aveva colpito l'attenzione di molti, grazie alla sue capacità vocali ed il suo marcato spicco verso la melodia, l'improvvisazione e la presenza scenica.
I due si trovano a meraviglia: Simone è pronto a mettere in gioco gran parte della propria esperienza per avvicinare Pier alle sue prime registrazioni, e quest'ultimo restituisce con una gran voglia di fare e con dei primi risultati totalmente soddisfacenti...La sintonia è impressionante: i pezzi, scritti inizialmente in inglese, cominciano ben presto a prendere una loro forma completa e delineata, in cui la voce di Pier, pulita ed in alcuni tratti rieccheggiante quella di Brandon Boyd degli Incubus, va ad incastrarsi perfettamente con i tappeti musicali che Simone gli ha steso avanti...le canzoni hanno sentimento, grinta e passione e risultano subito coinvolgenti, già al primo
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